Questa è poesia

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6 bis

Stamattina sveglia presto, discorso del Dalai Lama sotto la doccia (ma non ci capisco ancora niente… sarebbe il caso di leggere qualcosa a proposito?) e poi arriva una prima idea, “Il secchio e il mare” :-), pensato e tratteggiato e non è uno scherzo, anche se fa ridere!

Colazione & giornali da vacanza, Kent Haruf e poi momento di felicità. Perché la bellezza, la poesia, basta cercarle e sono veramente ovunque. E se non abbiamo voglia di cercarle arrivano da sole, basta accoglierle: sono due ragazzini con la chitarra sul balcone, il vicino che ti libera da un finto addetto Enel, una macchina gialla che sorride per farti attraversare, le unghie appena tagliate e limate, il profumo dell’acqua di rose.

Che fatica essere lui, quello che cammina sempre, che urla alle persone. Giovane, carino, vestito bene, dev’esserci per forza chi lo accudisce. Però matto, matto o tossico, pronto a inveire e a questuare per poi esplodere. Già alle sette del mattino è costretto a camminare, forse perché il suo peggior nemico, se stesso, non gli dà tregua. Oppure è sua mamma, sua zia o qualcuno che lo ama a forzarlo. Cammina e non sa perché, come il nipote delle vecchine di “Arsenico e vecchi merletti”, che costruiva il Canale di Suez ignaro del piano delle ziette. Immagino con quanta compassione lo spediscano a calpestare le strade d’Imperia a quell’ora.

Davanti alla stazione ferroviaria ormai in disuso c’è un furgoncino da lavoro – il classico camioncino bianco tipo Fiorino –  parcheggiato regolarmente e coi vetri chiusi. Dentro, un uomo sulla cinquantina in tenuta da operaio, maglia rossa sbrindellata e mani raspose, abbraccia e bacia un’esile figura arrendevole, un flauto traverso abbandonato alle sue dita appassionate quasi lo guidassero alla Scala. Il suono, ovattato, è irrilevante rispetto all’impegno di studio. E questa per me è poesia, ca°°o, questa è poesia!

Oggi cercavo un’idea e ne ho trovato due. Come dicono i miei gatti: “Se non ti viene in mente niente… pensa alla mamma”. Due mamme diverse, una per racconto.

La prima fa il bene del figlio nonostante il contesto in cui vive, e quando capisce che l’unico modo per salvarlo è ribaltarne i modelli… compie un gesto estremo (no, non si ammazza) e bizzarro.

L’altra mamma, all’opposto, dietro una parvenza di bene sta danneggiando il piccolo, lo sta danneggiando per sempre.

– Ma oggi non è la festa della mamma. E poi che noia, sempre a dare la colpa alle mamme…

– Nessuna delle due ha colpa. O forse sono colpevoli entrambe. Chi non lo è? Del resto, se ti assumi la responsabilità di un’altra persona hai più possibilità di fortuna, il doppio delle possibilità, il doppio delle soddisfazioni e delle gioie. Ma hai anche doppi dolori, doppie colpe e sfighe. Se hai accettato la scommessa, un po’ te la sei voluta. Nella vita sei stata sempre una poveraccia che si è dovuta conquistare tutto: perché ai tuoi figli, con lo stesso DNA e la stessa incapacità d’imparare dagli errori, dovrebbe andare meglio? A meno che…

– A meno che non li adotti?

– A meno che tu non decida di offrire loro qualcosa di diverso rispetto a quello che hai avuto. Ma non è detto che sia la soluzione.

– E non è detto che sia quello che vogliono loro.

– – Me ne frego, sono i miei personaggi e fanno quello che dico io!

Quello che dico io.

 

 

 

 

 

 

 

Falciata al Calvino

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Passate le 18, passato luglio, passato il lockdown, passato il Calvino. Anzi no, il Calvino col cavolo che l’ho passato. Ho appena ricevuto la scheda di lettura: condivido molte critiche, ma non accetto che certe scelte lessicali siano additate come imprecisioni. Pazienza, tanto non avrei vinto lo stesso. è (ma come si inserisce la “è” maiuscola su wordpress?) facile che abbiano ragione, ho scritto un romanzo con evidenti debolezze. Forse anche di struttura. Eppure – come per fortuna mi è stato riconosciuto – presenta diversi punti di forza. Bene, partirò da quelli per andare avanti, per scrivere una nuova storia e trasformarla in romanzo.

Intanto mi godo l’aria fresca d’Imperia, questi due strani gatti neri dei boschi e i tanti appunti che ho trafugato dal mio passato.

Potrei proporre un racconto a una rivista, con l’Almanacco Guanda ha funzionato.

Tra una canzone natalizia e un film freddo, in questo agosto butterò giù il soggetto della mia prossima storiaccia autunno-inverno.

E imparerò a digitare un po’ più in fretta, magari utilizzando dita che non siano le solite due.

Bene, cominciamo: oggi copierò gli appunti su un uomo privato dalla religione della possibilità di essere un tizio qualunque.

– Perché, la religione ha ancora tanto potere? Se non se la fila nessuno! Di sicuro sarà stato un prete a privarlo di certi privilegi, non la Religione con la R grande. E poi perché vuole essere un tizio qualunque? L’alternativa è brutta? Disdicevole?

– No, l’alternativa non è malaccio, nessuno gli toglierebbe niente. E ti assicuro che il tizio ha un bel po’ di cose. Ma si sentirebbe un outsider, il solito escluso che tutti sembrano invidiare ma poi la domenica tutti a messa e pranzo da nonna.

– Quindi il nostro amico vorrebbe essere come gli altri? Perché, la domenica niente messa e digiuno?

– A casa sua la domenica si legge, si fa un piccolo circolo di lettura in famiglia, e… ma no, cosa ti racconto, non è questo il problema. Il fatto è che non riesce a entrare nel gioco, non ha la fede. E quindi tutto gli sembra strano. Se poi ci metti che i genitori l’hanno abituato a ragionare con la propria testa, a dire e a fare quel che pensa e a dare il giusto peso a persone e cose, capisci bene che il disastro è assicurato.

– A me sembra un gran figo, ce ne fossero…

– Tu ne vedi tanti così, in giro?

– No ma vorrei…

– Starebbe sulle palle anche a te al primo: “Sei come il mondo: abbracci tutto ma non stringi niente”. E se non al primo, al secondo commento antipatico. Così lui resta solo. Solo e incapace di mimetizzarsi.

– Quindi il racconto è sui suoi tentativi di farsi degli amici, meglio se devoti?

– No, non c’entra niente. è (maiuscola) su di lui che ogni santa volta cerca di accaparrarsi un sacramento e gli viene negato.

– Ma non avevi detto che… Va beh, fa niente, lo leggerò sulla rivista.

– Sempre che me lo pubblichino.

– Sempre che tu lo scriva.

Sempre che io lo scriva…